La Macchina di Santa Rosa

La Macchina di Santa Rosa è una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta), alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate. La sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, la macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino. Durante il trasporto, che comincia alle ore 21 e al quale assistono decine di migliaia di persone, le vie interessate vengono oscurate per far risaltare la luce della Macchina.

La mattina del 3 settembre le strade si riempiono di persone. Ognuna in attesa, per ore, che la Macchina parta. L’attesa che precede il Trasporto. Quando la folla si fa silenziosa e i facchini sono pronti. Un grido che scuote e dà pace: “Sollevate e fermi!”. “Evviva Santa Rosa!”

www.macchinasantarosa.it

Il 3 settembre è una giornata tutta particolare per i viterbesi (ma anche per la moltitudine di turisti incuriositi che la manifestazione attira in massa ogni anno, in numero sempre maggiore), molti dei quali scendono in strada fin dalla mattina, ma lo è ancora di più per i facchini, gli “eroi per un giorno” che dal 1978 sono riuniti in sodalizio e si fregiano del titolo di Cavalieri di S. Rosa e che trasportano da sempre le varie “macchine”.

Dopo il pranzo i facchini, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita(il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), si recano in Comune dove ricevono i saluti delle autorità cittadine, poi vanno in visita a sette chiese del centro, infine in ritiro al convento dei cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto. Verso le 20, i Facchini preceduti da una banda musicale che intona il loro inno, partendo dal Santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana, accanto alla “mossa” (il punto da dove parte il trasporto della Macchina di Santa Rosa e dove viene assemblata nei giorni precedenti il trasporto).

Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che religiosamente prepara i facchini ai sacrifici che dovranno affrontare eroicamente per traslare con la sola forza fisica e la fede l’immane peso della “Macchina di Santa Rosa” per oltre un chilometro.

I facchini si dividono in varie categorie in funzione della posizione che hanno e dei compiti che svolgono, ad esempio i “ciuffi” (dal caratteristico nome del copricapo in cuoio che protegge la nuca agli uomini posizionati nelle nove file interne direttamente sotto la macchina), le “spallette” e le “stanghette” (i facchini occupanti le file esterne, rispettivamente laterali e anteriori e posteriori), vanno a prendere posto sotto le travi alla base della Macchina ed ai fatidici ordini del capofacchino “Sotto col ciuffo e fermi!”, “Sollevate e fermi !” e quindi “Per Santa Rosa, avanti!” iniziano il difficile percorso.

Dopo cinque soste (nel 2014 sono state sette soste con la modifica al percorso su via Marconi), i facchini devono compiere il grande sforzo finale, percorrere una ripida via in salita che conduce al Santuario. Viene effettuata quasi a passo di corsa, con l’aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette “leve” che spingono posteriormente.

 

Quando la gigantesca torcia splendente è posata sui cavalletti di sostegno è stato compiuto un altro trasporto ed è il trionfo di un’intera Città di Viterbo. I volti dei facchini fino ad allora tesi e angosciati per la fatica del loro atto di devozione diventano sorridenti e commossi per la felicità. La Macchina di Santa Rosa rimane esposta per alcuni giorni successivi al 3 settembre, mentre l’urna dove è custodito il corpo della Patrona è visitata da migliaia di fedeli.